La squadra di hockey femminile degli Stati Uniti sta vivendo una corsa storica alle Olimpiadi invernali, sbaragliando gli avversari con un’incredibile differenza di reti di 31-1 e una serie record di 331 minuti senza reti. Ora affronteranno il Canada per la medaglia d’oro, una squadra che avevano precedentemente sconfitto 5-0 nella fase a gironi. Ma la storia dietro questo dominio non riguarda solo le statistiche grezze; si tratta di un livello senza precedenti di coesione e sostegno reciproco all’interno della squadra.

Il potere dello sforzo collettivo

I giocatori sottolineano costantemente che il loro successo deriva da un incrollabile lavoro di squadra. L’attaccante Hannah Bilka esemplifica questo sentimento, affermando dopo la vittoria per 6-0 nei quarti di finale contro l’Italia: “Faremo qualsiasi cosa l’uno per l’altro… so che loro mi sostengono”. Questo non è solo un servizio formale; I compagni di squadra si sono immediatamente schierati in difesa di Bilka durante un momento di tensione della partita dell’Italia, dimostrando una cultura in cui nessuno opera in isolamento.

Abbey Murphy, un attaccante di 25 anni, ha fatto eco a questo sentimento, descrivendo la squadra come “qualcosa di speciale” e sottolineando l’opportunità unica offerta dalla competizione alle Olimpiadi. L’unità della squadra si estende oltre il ghiaccio, con i giocatori che creano stretti legami nel Villaggio Olimpico, promossi da leader veterani che danno priorità alla creazione di un senso di unione.

Colmare il divario generazionale

Il roster statunitense fonde in modo unico veterani esperti con stelle nascenti, di età compresa tra la ventenne Joy Dunne e il trentaseienne capitano Hilary Knight. Tuttavia, questa differenza di età è in gran parte irrilevante, come osserva la quattro volte olimpionica Kendall Coyne Schofield: “Sono giovani solo per età… Hanno indossato questa maglia, hanno giocato partite importanti”. Questa presenza di veterani non soffoca l’energia dei nuovi arrivati; piuttosto, lo canalizza in modo efficace. La cultura della squadra garantisce che tutti i giocatori contribuiscano, indipendentemente dal livello di esperienza.

Bilanciare sport d’élite e vita personale: l’esempio di Coyne Schofield

Forse l’esempio più eclatante dell’adattabilità di questa squadra viene da Kendall Coyne Schofield, l’unica madre nel roster. Descrive candidamente le sfide logistiche nel bilanciare la competizione olimpica con la maternità: “Sei preoccupato per i pannolini, il pack-and-play… la logistica è decisamente un po’ diversa.” Nonostante questi ostacoli, continua a esibirsi ad alto livello, ispirando compagni di squadra e fan.

Coyne Schofield sottolinea che la maternità non preclude il successo atletico: “Puoi realizzare entrambi i sogni allo stesso tempo… È fattibile… e ogni volta che alzo lo sguardo e lo vedo, mi ricorda quanto ne è valsa la pena.” I suoi compagni di squadra, come Bilka, riconoscono la sua influenza, elogiandola per aver “dato l’esempio” e per essere “un pezzo importante per la nostra squadra”.

Divertimento, concentrazione e strada da percorrere

L’atmosfera della squadra è particolarmente spensierata, con i giocatori più giovani come Laila Edwards che la descrivono come “divertente” e sottolineano come la fusione di generazioni crei una dinamica positiva. Ciò però non significa mancanza di serietà. L’allenatore John Wroblewski avverte che la parte più impegnativa di qualsiasi corsa di campionato non è raggiungere la vetta, ma mantenere la concentrazione durante la discesa.

La squadra statunitense ha affrontato ogni partita con metodo, evitando l’autocompiacimento anche dopo le vittorie dominanti. Come dice Coyne Schofield, “È quanto sia piacevole essere in quella stanza e come ogni singolo giorno tutti siano disposti a fare tutto il necessario”.

In definitiva, il successo della squadra di hockey femminile statunitense non è solo una questione di talento; si tratta di una cultura di sostegno incrollabile, armonia generazionale e capacità di bilanciare la competizione d’élite con le esigenze della vita personale. Il loro viaggio olimpico, accompagnato da “Free Bird” dei Lynyrd Skynyrd dopo ogni gol, è una testimonianza della potenza dell’ambizione collettiva.